Psicologia del crimine 2
Il Corso, della durata di 20 ore, analizza le circostanze ed i protagonisti di atti criminali collettivi. Si è tenuto presso l'Università Popolare eretina di Monterotondo nel 2025

Estratto dalle dispense del Corso UPE
INDICE DEGLI ARGOMENTI
- La diaspora del popolo ebraico; il fenomeno dell’antisemitismo, la tragedia dell’olocausto ed i fatti attuali nella striscia di Gaza;
- La sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale ed i trattati di Versailles e Saint Germain;
- I 25 punti del programma nazista del 1920 ed il “cristianesimo positivo”
- Adolf Hitler (il romanzo familiare: origini incerte e vicende imbarazzanti; le aspirazioni deluse e il corpo fragile)
- “La banalità del male” di Hannah Arendt: i fatti e i popoli; Otto Adolf Eichmann (i fatti e la personalità)
- “Psicologia di massa del fascismo” di Wilhelm Reich
- L'attentato anarchico: Guiteau al Presidente degli USA; Lucheni all'Imperatrice Elisabetta d'Austria; Bresci ad Umberto i° di Savoia; l'attentato al Teatro Diana di Milano; Baleno e Sole alla TAV in Val di Susa
- L'attentato politico: l'uccisione dei Romanov; la caduta di Ceausescu
- L'attentato individuale di stampo fanatico: Violet Gibson a Mussolini; Chapman a John Lennon
- L'omicidio terroristico: le dichiarazioni della brigatista rossa Laura Braghetti; la strage di Piazza Fontana a Milano e il delitto Calabresi; il caso Feltrinelli; l'attentato di Piazza della Loggia a Brescia; il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro; la strage alla Stazione di Bologna
- L'omicidio per gioco o sfida: il lancio di sassi dal cavalcavia; il gioco del delitto perfetto di Nathan e Loeb
DI SEGUITO ALCUNI CONTENUTI ESEMPLIFICATIVI
CHI È INTERESSATO AL PROGETTO COMPLETO PUÒ SCRIVERE A: lorettasapora@gmail.com
HITLER: IL ROMANZO FAMILIARE
(Origini incerte e vicende imbarazzanti)
- Alois Hitler, padre di Adolf, era un impiegato bavarese della dogana austriaca; rimasto vedovo per la seconda volta con i due figli Alois Jr. e Angela, sposò in terze nozze Klara e dalla loro unione nacquero 6 figli, ma solo Adolf e Paula sopravvissero fino all’età adulta: Gustav e Ida morirono a circa due anni per la difterite, Otto morì di idrocefalo a pochi giorni di vita; Edmund morì di morbillo a 6 anni; Adolf era il quarto figlio e dopo di lui nacque Paula
- Alois e Klara erano cugini; si sposarono immediatamente dopo la morte per tubercolosi della seconda moglie di Alois, Franziska ... ma Klara era già da prima l’amante nonché governante di Alois
- Alois e Franziska, prima di sposarsi, avevano avuto una relazione clandestina da cui era nato Alois Jr., che infatti venne riconosciuto dal padre solo dopo il matrimonio
- Alois, che era fortemente antisemita, è stato un marito molto duro e un padre violento con i suoi figli
- La nonna paterna di Adolf, Maria, ebbe il suo unico figlio Alois quando era ancora nubile; non volle rivelare il nome del padre del bambino, che venne battezzato e registrato come “illegittimo” con il cognome della madre: Schicklgruber
- Quando Alois aveva 5 anni, Maria sposò Johann Georg Hiedler, un mugnaio, che divenne il patrigno legale del bambino, ed è considerato il nonno di Adolf; la paternità biologica di Alois rimane comunque sconosciuta
- All’età di 10 anni, dopo la morte della madre, Alois fu mandato a vivere nella fattoria dello zio paterno Johann Nepomuk, che si prese cura del nipote ed alla sua morte gli lasciò una parte considerevole dei suoi risparmi; è stato ipotizzato che Johann Nepomuk fosse in realtà il padre biologico di Alois ... Ma è stato ipotizzato anche che lo stesso Johann Georg fosse il padre biologico di Alois; un terzo sospettato fu il ricco ebreo Leopold Frankenberger presso cui Maria aveva lavorato come domestica a Graz
- Alois cambiò nel 1877 il suo cognome da Hiedler in "Hitler” (non sono note le ragioni)
- Quando Adolf aveva 14 anni morì suo padre, e quando ne aveva 18 morì sua madre: reagì con disperazione ad entrambe le morti, ma uscì provatissimo soprattutto dalla perdita della madre
- I primi incontri di Adolf con morte erano avvenuti nei suoi 3 e 11 anni, rispettivamente con la morte dei fratelli Otto ed Edmund
- Adolf ebbe una relazione sicuramente morbosa, probabilmente incestuosa, con la nipote Angelika (Geli), figlia di sua sorella Angela; Geli, che divideva un appartamento con lo zio, morì suicida nel 1931 e questo evento fu emotivamente devastante per Adolf
HITLER: LE ASPIRAZIONI DELUSE
- Il giovane Adolf avrebbe voluto studiare arte e architettura, ma venne indirizzato ad una scuola tecnica, che frequentò fino alla morte del padre.
- Dopo la morte della madre di trasferì a Vienna e cercò di iscriversi all’Accademia di Belle Arti, che però non lo accettò con la motivazione che la sua "rigida impostazione del disegno fosse più legata all’architettura, tanto da reprimere la limpida genuinità del tratto”.
- Per vivere esercitò il mestiere di decoratore e si dedicoò alla pittura.
- Negli anni viennesi si avvicinò ossessivamente alla musica, incarnando in Richard Wagner la concezione romantica del genio.
- Sempre a Vienna l’antisemitismo di K. Lueger e le ideologie nazionaliste e pangermaniste ebbero una grande influenza su Adolf, che era già cresciuto in un ambiente impregnato di antigiudaismo cattolico.
- Se Adolf Hitler fosse stato accettato all’Accademia di Belle Arti di Vienna, la storia del mondo sarebbe cambiata?
HITLER: IL CORPO FRAGILE
- Problemi della funzionalità dell’apparato gastroenterico (stomaco e intestino), in conseguenza dei quali scelse una dieta vegetariana
- Per due volte (1935 e 1944) venne operato per polipi alle corde vocali
- Eczemi e dermatiti alle gambe
- Disturbi della sessualità, almeno dal 1944: prima di ogni incontro con la sua amante Eva Braun si faceva iniettare forti dosi di testosterone o di ormoni prelevati dalla prostata o dallo sperma di tori giovani
- Ipertensione
- Tremori e deambulazione incerta nell’ultima fase della guerra (probabile morbo di Parkinson)
- Ipocondria: temeva di ammalarsi di cancro
Così risulterebbe dalla cartella clinica segreta del Führer, rivelata in Germania dallo storico Henrik Eberle e da Hans-Joachim Neumann, medico specialista della Charité, il principale ospedale di Berlino.
L’ATTENTATO A JOHN LENNON NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE MAGNARAPA
Nel 1980, mentre usciva dal palazzo Dakota di New York in cui viveva, Lennon (40 anni) fu ucciso a colpi di pistola da un suo fan di 25 anni, Mark Chapman “affetto da un Disturbo Dipendente di personalità con episodi depressivi caratterizzati da delirio e spunti di fanatismo religioso”.
Chapman, poco prima di uccidere il suo idolo, si era fatto firmare l’LP Double Fantasy.
“L’adesione al culto cristiano aveva probabilmente strutturato in modo definitivo la sua rigida concezione del binomio colpa-espiazione; l’eliminazione rituale ha rappresentato perciò, nell’ottica dell’assassino, l’unico modo per emendare l’idolo vivente dalle contraddizioni di una vita disordinata e, nello stesso tempo, per sentirsi alla sua altezza, sopprimendo o credendo di sopprimere con lui il proprio senso di inferiorità rispetto alla vittima ... L’album con la firma di Lennon, dimenticato dall’assassino sul luogo del crimine ... Fu poi recuperato, diventando un pezzo da collezione di valore inestimabile”
Le dichiarazioni di Chapman:
«Attraverso le lenti della malattia, mi sembrò l'unico modo per liberarmi dalla depressione cosmica che mi avvolgeva. Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l'uomo più famoso del mondo, Lennon ...
Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico ... un parassita che viveva la dolce vita in un elegante appartamento di New York. Mi sembrava sbagliato che l'artefice di tutte quelle canzoni di pace, amore e fratellanza potesse essere tanto ricco.
La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no.
Eravamo come due treni che correvano l'uno contro l'altro sullo stesso binario. Il suo "tutto" e il mio "nulla" hanno finito per scontrarsi frontalmente.
Nella cieca rabbia e depressione di allora, quella era l'unica via d'uscita. L'unico modo per vedere la luce alla fine del tunnel era ucciderlo»
L’OMICIDIO TERRORISTICO NEGLI SCRITTI DI GIUSEPPE MAGNARAPA
Si è a lungo ipotizzato che un Potere Occulto avesse manipolato/plagiato per i suoi disegni segreti la mente di giovani condizionabili fino a farli diventare spietati assassini.
Anna Laura Braghetti, componente del gruppo romano delle Brigate Rosse, ha dichiarato:
“il Grande Vecchio non esiste e non è mai esistito; si è trattato, secondo lei, di un autentico movimento di popolo, dell’assunzione cioè di precise responsabilità di lotta armata rivoluzionaria contro rappresentanti dello Stato, nell’intento di provocare una svolta autoritaria che avrebbe dato al terrorismo dignità di lotta di liberazione dalla dittatura”.
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